Le Pasque Veronesi

Quando Verona insorse contro Napoleone

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01 - 1° giugno 1796. Napoleone entra in Verona “con i cannoni e le micce accese” (G. Cavazzocca). Stampa francese filorivoluzionaria. Th. del Gnerin e X.I. Lognay, in Parigi. Villafranca di Verona. Collezione Arnaldo Liberati.

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02 - La distruzione rivoluzionaria delle immagini dei Santi durante l’occupazione francese. La statua di San Nicola da Tolentino nella chiesa di Sant’Eufemia, a Verona: tirata con le funi dalla soldataglia, che vuole abbatterla, la statua resta inspiegabilmente al proprio posto. Visti vani i loro sforzi sacrileghi, i sanculotti si sfogano a prenderla a bastonate. Ma, a dispetto della furia dei loro colpi, l’effigie del Santo resta miracolosamente intatta. Tempera su tavola di Quirino Maestrello.

 

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03 - Consiglio di guerra delle Autorità veronesi e venete in Verona (22 marzo 1797). Verona decide di non voler fare la fine di Crema, Bergamo e Brescia, tradite da sudditi infedeli della Serenissima sotto copertura delle armi francesi, separate a forza da Venezia e poi consegnate di fatto a Napoleone. Verona riafferma invece la sua fedeltà a San Marco e al legittimo Governo veneto, da cui mai potrà essere distolta se non con la violenza e si prepara a resistere in armi contro giacobini e rivoluzionari, affidando al Generale Antonio Maffei la propria difesa, su indicazione del Sindaco Francesco degli Emilei. Tavola di Giorgio Sartor.

 

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04 - Il Vescovo di Verona, mons. Gianandrea Avogadro, esorta il clero a predicare in favore della vera libertà e della Patria e ordina di fondere le argenterie delle chiese per la salvezza di questa. Tavola di Giorgio Sartor.

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05 - Rivista delle truppe venete e degl'insorti a San Pietro in Cariano da parte delle Autorità venete e veronesi alla vigilia dell'insurrezione delle Pasque Veronesi. La Valpolicella offre tutti suoi uomini per la difesa della Patria. Tavola di Giorgio Sartor.

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06 - Rissa tra schiavoni veneti e rivoluzionari francesi in Via Mazzanti (17 aprile 1797). Tempera su tavola di Quirino Maestrello.

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07 - Pasque Veronesi. Scontri fra gl'insorti e la truppa francese in Piazza delle Erbe. Alle cinque del pomeriggio di quel Lunedì dell’Angelo (17 aprile 1797, giorno di Pasquetta) mentre la popolazione partecipa ai vespri nelle chiese, dai castelli inizia il cannoneggiamento francese sulla città. Scoppiano le Pasque Veronesi. Si leva un grido: Subito all’armi! Si massacrino i francesi! Viva San Marco! Viva San Marco! Olio su tavola di Mario Emilio Ferrari.

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08 - I veronesi s'impadroniscono di tutte le porte cittadine, ne sloggiano i soldati francesi (costringendoli alla resa) e riaprono le comunicazioni con il resto della provincia e con la capitale, Venezia. Porta Nuova è espugnata personalmente dal Conte Francesco degli Emilei, Sindaco della città, alla testa dei suoi uomini. Tavola di Giorgio Sartor.

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09 - Pasque Veronesi. Scontri fra gl'insorti e la truppa francese in Piazza Bra. Olio su tavola di Mario Emilio Ferrari.

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10 - Assalto a Castelvecchio da parte del popolo veronese durante le Pasque Veronesi. Colpisce in questa stampa filo-rivoluzionaria il clamoroso rovesciamento delle responsabilità fra vittime e carnefici: la popolazione veronese, cannoneggiata dall’esercito occupante di Napoleone, si tramuta in una banda di teppisti e di assassini, che uccidono a tradimento dei poveri soldati francesi invalidi. Verona. Museo del Risorgimento, presso la Biblioteca d’arte del Civico Museo di Castelvecchio. Stampa rivoluzionaria francese intitolata L’assassinio dei francesi a Verona, in Italia, il 28 germinale dell’anno V della Repubblica Francese. Incisione di Duplessis-Bertaux. Parigi. Inizi sec. XIX.

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11 - Idem. Particolare.

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12 - Idem. Particolare.

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13 - Il Conte Perez guida le truppe popolari (cernide)all’assalto di Castel San Pietro, che dalla collina domina Verona. Tavola di Giorgio Sartor.

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14 - Le Autorità venete fuggono nella notte da Porta Vescovo, abbandonando Verona ai cannoni francesi, pur di non violare la neutralità veneziana. Tempera su tavola di Quirino Maestrello.

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15 - Massacro dei francesi a Verona. Stampa francese filogiacobina, che propagandisticamente dipinge gl’insorti veronesi, levatisi contro il più potente esercito del mondo, come dei sanguinari assassini, che vigliaccamente menano strage fra malati e feriti. Villafranca di Verona. Collezione Arnaldo Liberati.

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16 - Pasque Veronesi (17-25 aprile 1797). Il popolo veronese e la truppa veneta sottraggono ai rivoluzionari francesi il controllo della città. Tempera su tela di Quirino Maestrello.

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17 - Pasque Veronesi. Combattimenti fra truppe venete e occupanti francesi in Piazza delle Erbe. Elaborazione grafica al computer di Gian Nicola Ladisa.

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18 - Le Pasque Veronesi. Teatro di questa stampa è Via Mazzanti, vale dire uno dei luoghi della città in cui si accesero i primi scontri fra truppa schiavona e cittadini veronesi da una parte e occupanti francesi dall’altra. Incisione fotomeccanica su disegno di Lodovico Pogliaghi. In Francesco Bertolini, Il Settecento e il primo Regno d’Italia. F.lli Treves Editori (di fronte a pag. 176). Milano 1913. Milano. Museo di storia del Risorgimento.

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19 - Recatosi a Venezia, il Conte Francesco degli Emilei, Sindaco di Verona al tempo delle Pasque Veronesi, scongiura invano il Senato Veneto di soccorrere Verona. Tempera su tavola di Quirino Maestrello.

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20 - Pasque Veronesi (17-25 aprile 1797). Combattimenti in Corso Sant’Anastasia, all’altezza di Via Rosa, rigurgitante di soldati francesi e di popolani veronesi che si affrontano accanitamente. Si riconosce inoltre la facciata di Palazzo Maffei, con la Torre del Gardello. Disegno di Martinet. Incisione di Reville. Da France militaire. Parigi 1835. Villafranca di Verona. Collezione Arnaldo Liberati.

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21 - Una colonna militare francese in marcia da Milano per schiacciare l’insorta Verona, tenta di guadare l’Adige nei pressi del borgo di Pescantina. I rivoluzionari francesi ordinano la requisizione dei barconi per attraversare il fiume; ma gli abitanti àncorano le barche alla sponda opposta e il 20 aprile gl’invasori sono respinti dall’eroica resistenza della popolazione. Per evitare l’avanzata dei nemici e per coprire Verona, diciannove pescantinesi, fra cui donne e bambini, restano sul terreno, moschettati o arsi vivi nelle loro case dai rivoluzionari francesi. Tempera su tela di Quirino Maestrello.

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22 - Pasque Veronesi. Stampa francese filorivoluzionaria del 1884. Da République Française. Liberté Egalité Fraternité. Ville de Paris. Récompense scolaire. Les campagnes de la première République par Paul Gaffarel, doyen de la faculté des lettres de Dijon. Bibliotheque des Écoles et des familles. Parigi. Librairie Hachette et C.ie 1884, pag. 226. Villafranca di Verona. Collezione Arnaldo Liberati.

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23 - 20 aprile 1797: l’esercito veneto-scaligero del generale Antonio Maffei vince i rivoluzionari francesi a Santa Lucia e a San Massimo, presso Verona. Per l’ultima volta la vittoria arride al Leone alato. Tavola di Giorgio Sartor.

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24 - Insurrezione di Verona del 1797. Litografia (?) di L. Gazzini. Dal Journal pour tous. Magasin littéraire illustré (sic). Paris. Pubblication de Ch. Lahure et cie. 8 Février 1862, n. 455. Verona. Collezione privata.

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25 - Bonaparte dà ordine di mettere a fuoco la città di Verona. Parigi. Biblioteca Nazionale di Francia.

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26 - Insorgente veronese. Sullo sfondo la chiesa di San Giorgio. Anche Porta San Giorgio fu teatro di aspri combattimenti fra veronesi e truppe rivoluzionarie francesi. Medaglia commemorativa del bicentenario delle Pasque Veronesi. Dritto.

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27 - Il Monte di Pietà saccheggiato dai francesi (27 aprile 1797). Dopo la resa di Verona, gli sbirri di Bonaparte rientrano in città e subito, come prima ritorsione, danno il sacco al Monte di Pietà. Gli ori impegnati dai poveri riempiono le tasche dei liberatori. Tempera su tavola di Quirino Maestrello.

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28 - Deportazione della guarnigione veneta che difese Verona. Da Porta San Zeno un’interminabile fila di militi si dirige, via Milano, ai campi di concentramento allestiti in Francia dai paladini dei diritti dell’uomo. Da quei campi di prigionia e di sterminio tornarono poco più di un terzo, consegnati dai repubblicani francesi agl’imperiali, dopo la pace di Campoformio, rimpatriati attraverso la frontiera del Reno e i territori amici dell’Impero sul finire di quel terribile 1797 e nei mesi successivi. La maggior parte di quei militi, colpevoli soltanto di aver fatto il proprio dovere, era comunque già morta di fame o di stenti in Francia; altri ancora furono raggiunti dalla morte lungo le strade del Brennero o del Tarvisio, sulla via di casa. Tempera su tavola di Quirino Maestrello.

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29 - Mons. Gianandrea Avogadro, Vescovo di Verona, tradotto a forza al tribunale militare rivoluzionario, riposa un momento lungo il tragitto. Il popolo, fremente di rabbia, vorrebbe liberarlo, ma un soldato francese con la baionetta costringe il prelato a riprendere il cammino. In Via San Carlo, a Verona, una lapide ricorda ancor oggi l’accaduto. Tempera su tela di Quirino Maestrello.

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30 - La notte prima di morire Padre Luigi Maria Frangini converte e confessa in carcere l’oste Agostino Bianchi, che sarà fucilato con lui l’indomani all’alba dai militari francesi (8 giugno 1797) dopo iniquo processo. Tempera su tavola di Quirino Maestrello.

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31 - Fucilazione degl'insorti delle Pasque Veronesi. 16 maggio 1797: i difensori di Verona, della religione cattolica e dell’onore della Serenissima Repubblica sono fucilati presso Porta Nuova. Cadono sotto le pallottole dei rivoluzionari il Conte Francesco degli Emilei, il Conte Augusto Verità e Giovambattista Malenza, del controspionaggio veneto. Qualche giorno più tardi toccherà ugual sorte al frate cappuccino Luigi Maria Frangini e ai popolani Agostino Bianchi, Stefano Lanzetta, Andrea Pomari e Pietro Sauro. Tempera su tavola di Quirino Maestrello.

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32 - Dopo il processo e la condanna capitale da parte del tribunale militare rivoluzionario, i Martiri  delle Pasque Veronesi giacciono a terra, crivellati dal piombo degli occupanti francesi. Tempera su tavola di Quirino Maestrello.

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33 - La veneratissima immagine della Madonna del Popolo è scoronata dai giacobini. Nella loro ansia egualitaria, i giacobini veronesi non solo negano alla Beatissima Vergine il titolo troppo aristocratico di Regina, declassandola a cittadina Madonna, ma desiderano scoronarla fisicamente, mossi da furore antimonarchico e al tempo stesso dalla cupidigia d’impossessarsi della corona aurea che ne cinge la fronte. La notte precedente, preavvertiti dell’imminente sacrilegio, i cattolici veronesi sostituiscono il diadema regale con uno identico di rame dorato, con grande scorno e delusione dei profanatori. Tempera su tavola di Quirino Maestrello.

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34 - Ingresso trionfale in Verona dell’armata imperiale austriaca (21 gennaio 1798). Dopo 18 mesi di preghiere incessanti alla Madonna del Popolo e nel quinto anniversario del martirio di Luigi XVI, Re di Francia, trucidato dall’empietà rivoluzionaria, Verona è libera. Tempera su tavola di Quirino Maestrello.

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